Dal 28 dicembre al 1° gennaio tornano con Umbria Jazz Winter concerti, jam session, gospel e feste per il capodanno a suon di musica di qualità

di Claudio Bianconi

In un clima polemico cui Carlo Pagnotta ha dato vita sollecitando una maggiore stabilità dell’apporto finanziario del Comune di Orvieto, è stata presentata a Palazzo Coelli sulla Città della Rupe, sede della Fondazione Cassa di risparmio di Orvieto, la ventiseiesima edizione di Umbria Jazz Winter. A rendere insofferente e nervoso Pagnotta è, come detto, l’incertezza finanziaria del festival che al momento non può contare su un numero e una consistenza di sponsor certi (il solo main sponsor è il gruppo bancario Intesa San Paolo che ha aderito grazie all’apporto dell’ex sindaco Concina), né sul contributo finanziario del Comune alle prese con un vorticoso buco di bilancio. Per Pagnotta sarebbe invece necessario sin dal termine del festival, a gennaio, contare su un budget certo che possa permettere di porre le basi per la programmazione dell’anno successivo. E incalza: “Se gli sponsor non verranno individuati, il Comune dovrà coprire il piatto”. Al di là delle polemiche che comunque lasciano spazio ad una riflessione sullo stato dell’arte del settore cultura in Umbria, ragionamento estendibile a tutto il Paese che soffre di una vistosa sofferenza di iniziative culturali e di relative risorse, il programma dell’edizione 26 di Umbria Jazz Winter è degno di nota per l’attenzione riservata al jazz italiano con svariate incursioni in quello americano. Sono quattro i progetti italiani su cui Ujw punterà in questa edizione 2018-2019 (dal 28 dicembre al 1 gennaio): i primi due, ma la formula degli artisti residenti forniranno anche seconde occasioni, potranno essere ascoltati già nella serata di apertura al Mancinelli. Sono “Mare Nostrum” che lascia intendere l’ispirazione mediterranea del progetto, con Paolo Fresu, Richard Galliano e Jan Lundgren e “La Dolce Vita”, reunion di “vecchi amici” che celebreranno i sessanta anni di carriera di Giovanni Tommaso con Enrico Rava, Danilo Rea, Roberto Gatto e lo stesso Tommaso. Gli altri due progetti italiani sono Cinema Italia che dal titolo indica l’ispirazione musicale, con Rosario Giuliani, Luciano Biondini, Enzo Pietropaoli e Michele Rabbia e il tributo a Fabrizio De André in occasione del ventennale della scomparsa con Francesco Bearzatti, Giampiero Locatelli, Luigi Masciarri, Alfredo Paixao e Pietro Iodice. Reading di Luigi Viva. Ma ciò che inorgoglisce Pagnotta che non ha mai fatto segreto della sua predilezione per il Bop e più in generale per il jazz anni Cinquanta, è il grande omaggio a una delle leggende del jazz come Bud Powell che verrà celebrato prima con il trio del quasi novantenne pianista Barry Harris in trio con Ben Street e Lewis Nash e quindi “riletto” e proiettato nel ventunesimo secolo grazie agli arrangiamenti di Ethan Iverson alla direzione dell’Orchestra di Umbria Jazz con gli ospiti Dayna Stephens, Ingrid Jensen, Ben Street e Lewis Nash. Sempre sul versante italiano da sottolineare che saranno presenti in diverse formazioni quattro tra i più virtuosi trombettisti: oltre a Paolo Fresu, Fabrizio Bosso in “Storyville Story” di Mario Ottolini, con Vanessa Tagliabue Yorke, Paolo Birro, Glauco Benedetti e Paolo Mappa; Flavio Boltro in BBB Trio, con Mauro Battista e Mattia Barbieri; Enrico Rava. Ancora jazz italiano con Giovanni Guidi in quintetto con Bearzatti, Roberto Cecchetto, Joe Rehmer e Joao Lobo. Guidi in questi giorni è già partito per un tour europeo in quintetto con Enrico Rava, Joe Lovano, Dezron Douglas e Gerald Cleaver. La difficile formula del duo sarà percorsa da Paolo Fresu e Danilo Rea e da Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello, mentre quartetti tutti da ascoltare sono quelli di Fabio Zeppetella, Claudio Jr De Rosa e dell’orvietano Filippo Bianchini. Quintetti a cura di Piero Odorici con Daniele Scannapieco, Andrea Pozza, Aldo Zunino e Anthony Pinciotti e con Nick The Nightfly Quintet. Tre i concerti gospel in programma quest’anno con il Gospel Choir dell’Università del Tennessee tra cui quello tradizionale in Duomo a Capodanno. Il poster di Umbria Jazz 26 è stato creato da Paolo Ballerani e Mauro Tippolotti.