La sedicesima edizione della manifestazione promossa da AIS Napoli, ospitata al Nabilah di Bacoli, conferma la crescita della cultura del metodo classico nel Mezzogiorno. Tra memoria, formazione e oltre cento etichette in degustazione, l’evento si afferma come osservatorio privilegiato sull’evoluzione del vino nel Sud Italia.
La sedicesima edizione della manifestazione promossa da AIS Napoli, ospitata al Nabilah di Bacoli, conferma la crescita della cultura del metodo classico nel Mezzogiorno. Tra memoria, formazione e oltre cento etichette in degustazione, l’evento si afferma come osservatorio privilegiato sull’evoluzione del vino nel Sud Italia.
La cultura del vino, oggi, non si misura soltanto nella qualità delle etichette o nella capacità di interpretare le tendenze del mercato. Si riconosce soprattutto nella costruzione di una comunità di professionisti, produttori e appassionati che trasforma la degustazione in occasione di confronto, formazione e valorizzazione del territorio. È in questa prospettiva che la sedicesima edizione di “Te le do io le bollicine”, organizzata da AIS Napoli negli spazi del Nabilah di Bacoli, assume un significato che va oltre la dimensione dell’evento enogastronomico.
L’appuntamento, che negli anni ha consolidato il proprio ruolo nel panorama del Mezzogiorno, ha riunito centinaia di operatori e appassionati attorno a un percorso dedicato alle grandi espressioni del metodo classico e del mondo delle bollicine. Oltre cento etichette hanno raccontato la varietà della spumantistica italiana e internazionale, offrendo una fotografia di un settore sempre più orientato alla ricerca, alla qualità e alla specializzazione.
L’edizione 2026 è stata attraversata anche da un forte valore simbolico. L’intera serata è stata dedicata alla memoria di Luca Iannuzzi, figura profondamente legata alla storia dell’associazione, ricordato dal presidente di AIS Campania, Tommaso Luongo, come presenza ancora viva nella comunità dei sommelier e nel percorso di crescita della delegazione napoletana.
Accanto al momento commemorativo, l’evento ha segnato un passaggio significativo sul piano della formazione con la consegna dei primi diplomi agli Champagne Specialist, nuova figura professionale destinata ad approfondire competenze tecniche e culturali dedicate al mondo dello Champagne. Un riconoscimento che testimonia come la formazione enologica stia evolvendo verso percorsi sempre più specialistici, rispondendo alle esigenze di un mercato in costante trasformazione e di un pubblico sempre più consapevole.
A fare da cornice alla degustazione è stata una proposta gastronomica costruita come dialogo tra linguaggi diversi della cucina contemporanea. Dalle interpretazioni fine dining di Caracol, Bertie’s Bistrot, Essencia e Cargo in collaborazione con Il Riccio, alle letture più informali di Nunù Trattoria Moderna e Magma Bistrot, fino alle incursioni nella cucina internazionale con Ego Sushi, Konhoa e Reiwa Sushi, il percorso ha raccontato una ristorazione capace di coniugare identità locale e apertura verso nuovi codici gastronomici. Non sono mancati richiami alla tradizione flegrea e napoletana, affidati a Fucina Flegrea, Aguglia, ’O Cuzzetiello Napoletano, Kuma 65 e Impasto Vivo, mentre Carnoso Divino ha proposto una personale reinterpretazione della “deliziosa”, trasformando uno dei dolci simbolo della pasticceria campana in una sorprendente versione salata.
Il racconto del vino ha trovato il proprio centro nelle etichette protagoniste della degustazione, mettendo a confronto grandi nomi della spumantistica italiana come Ferrari, Ca’ del Bosco, Monsupello e Ferghettina con realtà profondamente radicate nel territorio campano, tra cui La Sibilla, Cantine del Mare e Salvatore Martusciello. Tra le proposte più osservate anche il metodo classico di Barbato, espressione di una ricerca produttiva che interpreta il patrimonio vitivinicolo locale con linguaggi contemporanei.
Più che una rassegna dedicata alle bollicine, “Te le do io le bollicine” conferma così la propria natura di laboratorio culturale, nel quale il vino diventa strumento di narrazione del territorio, occasione di crescita professionale e luogo di incontro tra tradizione e innovazione. Una formula che, anno dopo anno, contribuisce a ridefinire il ruolo del Mezzogiorno all’interno del panorama enologico nazionale, dimostrando come la cultura del bere consapevole possa diventare una leva di sviluppo, identità e valorizzazione del patrimonio gastronomico italiano.




































