Dal 14 al 17 aprile oltre 100 scienziati riuniti a Napoli per il terzo congresso del National Quantum Science and Technology Institute: bilanci, prospettive e strategie nazionali in un momento cruciale per la ricerca europea. Tra formazione, industria e geopolitica, la quantistica si conferma asse portante del futuro tecnologico.
C’è un punto, nella geografia della ricerca contemporanea, in cui la scienza incontra la visione strategica e la formazione delle nuove generazioni: è Città della Scienza, che dal 14 al 17 aprile ospita il terzo congresso del National Quantum Science and Technology Institute (NQSTI). La scelta della data non è casuale: l’apertura coincide con il World Quantum Day, segnando simbolicamente l’ingresso della ricerca italiana nel cuore della cosiddetta seconda rivoluzione quantistica.
Il consorzio NQSTI, sostenuto dai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e articolato in una rete di 20 partner tra università, enti di ricerca e grandi player industriali, si configura oggi come una delle principali infrastrutture scientifiche del Paese. La sua traiettoria è indicativa: in tre anni il numero dei ricercatori coinvolti è raddoppiato, superando le 600 unità, a testimonianza di un’accelerazione che non è soltanto quantitativa ma anche qualitativa.
Il congresso napoletano rappresenta un passaggio di snodo. Da un lato, coincide con la fase conclusiva dei finanziamenti europei Next Generation EU, con un investimento complessivo di 116 milioni di euro; dall’altro, apre alla definizione di una strategia nazionale post-PNRR, destinata a ridisegnare il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale della ricerca quantistica. In questa prospettiva si inserisce anche la presentazione del progetto Q-Sud, centro di innovazione dedicato al Mezzogiorno e finanziato nell’ambito del Programma Nazionale Ricerca Innovazione e Competitività.
Ma il congresso non è solo un momento di rendicontazione. La sua architettura scientifica — 56 sessioni parallele e 52 sessioni poster — restituisce la complessità di un campo in piena espansione. Dalla crittografia quantistica alle tecnologie per la sicurezza dei dati, dalla metrologia ad alta precisione alla progettazione di nuovi materiali e nanostrutture, il programma attraversa ambiti che ridefiniscono il rapporto tra conoscenza teorica e applicazione industriale.
Particolarmente significativa è l’attenzione riservata alle nuove generazioni: l’apertura dei lavori è affidata agli studenti delle scuole secondarie, coinvolti in percorsi laboratoriali e attività immersive. Un segnale chiaro: la sfida quantistica non riguarda soltanto la ricerca d’élite, ma chiama in causa la costruzione di competenze diffuse e una nuova alfabetizzazione scientifica.
In filigrana emerge una questione più ampia. Le tecnologie quantistiche non sono più un orizzonte astratto, ma un terreno di competizione globale che incrocia biomedicina, spazio, difesa, comunicazioni avanzate e industria ad alta intensità tecnologica. In un contesto segnato da tensioni geopolitiche e dalla rinnovata centralità delle missioni spaziali, la capacità di integrare ricerca accademica, sistema pubblico e industria diventa un fattore decisivo.
La giornata conclusiva del 17 aprile, con l’intervento del sottosegretario Alessio Butti, sarà dedicata proprio a questo: tracciare un bilancio e delineare le prospettive delle tecnologie quantistiche in Italia. Non una chiusura, ma piuttosto un punto di partenza per una nuova fase in cui la scienza, sempre più, si configura come infrastruttura culturale e politica del futuro.