“E’ a Santa Maria degli Angeli il cuore della Nazionale Italiana di Boxe”

di Francesca Cecchini e Marco Zuccaccia

Delle sue origini antiche si narra già nelle opere di Omero eppure spesso al pugilato ci si avvicina con timore, quasi non concependolo come uno sport ma “mezzo piuttosto violento per sfogare la rabbia”. Questa però non è la realtà: è una disciplina e, in quanto tale, soggetta a regole e codici ferrei. In Umbria molti gli avventori, anche se al momento nessun praticante locale pare spiccare. Probabilmente, non tutti sanno che a Santa Maria degli Angeli c’è una delle due palestre ufficiali completamente attrezzate della FIP, tanto da essere meta di allenamento delle nazionali di tutto il mondo, anche le più blasonate: il Centro Nazionale Federale. Il passo è breve da Perugia e ci siamo recati un po’ intimiditi, vista la poca confidenza con il genere, a visitare il luogo dove alcuni tra i Campioni mondiali di boxe allenano le nuove generazioni. Meno pubblicizzata di altri sport, la boxe è effettivamente degna di tutto rispetto e senz’altro è più interessante se analizzata da un angolo del ring, piuttosto che guardata dal piccolo schermo. A condurci nell’esplorazione è Raffaele Bergamasco, pluricampione italiano, podi europei e presenze ai mondiali e Responsabile Tecnico della Nazionale Maschile Dilettanti. In questo periodo la Nazionale sta svolgendo un allenamento serrato in vista dei Campionati Mondiali che si terranno in Bulgaria (Sofia 14-25 aprile), valevoli per le qualificazioni alle prossime Olimpiadi prevista ad agosto in Cina. I ragazzi, i migliori provenienti da tutta Italia, si preparano ogni giorno per diverse ore tra corsa e addestramenti specifici, come, ad esempio, lo sparring. L’impatto è forte e vedere la forza fisica e morale dei pugili è importante per capire quanto questi tengano al loro sogno e quanto gli allenatori credano nel loro mestiere. Bergamasco ci spiega che la Federazione e le società di appartenenza si prendono cura dei giovani boxeurs e li controllano a 360 gradi, salvaguardandoli alla perfezione: non solo nell’esercizio fisico, ma nell’alimentazione, nei controlli medici e affiancando loro costantemente uno psicologo: corpo e mente assumono la stessa importanza e viaggiano paralleli. Una domanda sorge spontanea, ammirando lo scenario. Quale fra altezza, forza e agilità è la caratteristica più vantaggiosa sul ring? Il coach non ci pensa due volte e ci risponde che l’altezza potrebbe teoricamente agevolare il pugile, ma oltre alla forza fisica che (ovvio) è un notevole punto a favore, l’agilità è superiore come qualità: il movimento, la velocità, lo schivare i colpi, il cogliere l’attimo. L’agilità è senz’altro una dote fondamentale perché è ciò che permette di “arrivare prima dell’avversario”. Un’arte questa del boxing che ha le sue categorie, ovviamente, ma che vede ben distinta la differenza tra dilettantismo e professionismo: il dilettante, secondo la FPI, è il pugile che partecipa a pubbliche gare per puro spirito agonistico e non per lucro. Mentre ascoltiamo il tecnico uno dei ragazzi, durante lo sparring, viene chiuso alle corde, momento di grande difficoltà per il boxeur che va a trovarsi in una situazione in cui subisce al massimo i colpi dell’avversario. Come nella vita reale, al ragazzo sul ring viene insegnato che deve cercare di evitare questa situazione ma che, se ciò dovesse accadere, dovrebbe fare del suo meglio per aggirare l’ostacolo e tornare in posizione di vantaggio. Ottima similitudine con la reazione che, nel quotidiano, bisognerebbe adottare quando i problemi arrivano a relegarti in un angolo. Indubbiamente affascinati da questo avvicinamento al mondo della boxe lasciamo gli allenamenti ma, prima di andarcene, chiediamo di poter incontrare il lato “gentile” di questo sport, quello della Nazionale femminile dilettantistica, presente al Centro sempre per allenarsi in vista delle Olimpiadi. Ci sediamo in attesa della risposta e aspettiamo dunque il prossimo match.

(foto di Marco Zuccaccia)