“Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita…”
di Angelo Aldo Vicarelli
Quello della Divina Commedia, più precisamente dell’Inferno, è sicuramente uno degli incipit più famosi della letteratura italiana.
Ed è proprio così, infatti, che si apre lo spettacolo teatrale Inferno dello scorso 7 marzo al Teatro Bertolt Brecht di Perugia, produzione Fontemaggiore, regia di Beatrice Ripoli, da “La Divina Commedia” di Dante Alighieri, magistralmente interpretati da Amedeo Capitanelli, Maurizio Castellani, Mauro Lipari, Valentina Renzulli, Beatrice Ripoli, Matteo Svolacchia, voce fuori campo Claudio Carini.
Dante non è presente sul palco in prima persona, ma scandisce le scene dall’esterno, come voce narrante; le scenografie sono caratterizzate da luci cupe animate da giochi che si riflettono sull’abbondante fumo riversato sul palco che richiamano l’atmosfera spettrale dell’Inferno. A questo si aggiunge il trucco ed i costumi degli attori che, dando un aspetto sporco e logoro ai personaggi, trasmette sgomento nello spettatore e giova certamente all’atmosfera. Virgilio, a differenza di Dante, è presente fisicamente sul palco ad accompagnare il pubblico per tutto lo spettacolo durante il viaggio attraverso i passi più importanti dell’Inferno dantesco. Quasi tutti i dialoghi e le battute dei personaggi sono ripresi direttamente dai versi originali dell’opera in un adattamento, anche nella rappresentazione delle pene, tanto attuale, quanto fedele all’originale. Dopo la veloce apparizione di Caronte ci si ritrova catapultati nel canto forse più famoso dell’Inferno: quello di Paolo e Francesca. “Amor c’ha nullo amato amar perdona…”. Dopo di loro si assiste ad una carrellata degli altri più celebri canti con i relativi personaggi, a culminare, alla fine, con Lucifero.
Per le rappresentazioni più complesse e coreografiche si è scelto di utilizzare un grande telo bianco scosso e disposto a formare le sagome desiderate.
Un viaggio breve ma intenso, emozionante e suggestivo, capace di proiettare l’immaginario dantesco ai nostri tempi.
Photo di Angelo Aldo Vicarelli