Dal 17 ottobre al Museo Storico della Fanteria di Roma, circa sessanta opere ripercorrono la parabola del maestro siciliano tra memoria delle origini, ricerca pittorica e impegno civile. La mostra, curata da Vittorio Sgarbi e Marina Giordano, restituisce il ritratto di un artista capace di trasformare la propria terra in una chiave di lettura universale della storia e della società.
Ci sono artisti che raccontano il proprio tempo e altri che, attraverso il linguaggio della pittura, riescono a restituirne le contraddizioni più profonde. Renato Guttuso appartiene a questa seconda categoria. Nelle sue tele, la luce della Sicilia, la densità della vita quotidiana, la tensione dei conflitti sociali e la centralità della figura umana compongono un universo espressivo nel quale l’esperienza individuale si apre costantemente alla dimensione collettiva.
È da questa prospettiva che prende forma Renato Guttuso. Anima mediterranea, l’antologica che inaugura sabato 17 ottobre al Museo Storico della Fanteria di Roma, riportando nella Capitale uno dei protagonisti più riconoscibili dell’arte italiana del Novecento. Curata da Vittorio Sgarbi e Marina Giordano, la rassegna riunisce circa sessanta opere, tra dipinti, disegni, acquerelli e incisioni, attraversando un arco cronologico che dagli anni Trenta giunge fino agli Ottanta.
L’esposizione è prodotta da Navigare nell’ambito di un’iniziativa culturale del Ministero della Difesa – Difesa Servizi S.p.A., con il patrocinio del Ministero della Cultura e della Regione Siciliana. Un progetto che si colloca in un momento particolarmente significativo per la rilettura dell’eredità di Guttuso, scomparso nel 1987, la cui pittura continua a interrogare il rapporto tra arte e realtà, identità e appartenenza, coscienza individuale e responsabilità pubblica.
Dalla Sicilia a Roma, una lunga traversata
Nato a Bagheria il 26 dicembre 1911, Guttuso porta con sé, per tutta la vita, una Sicilia che non è mai soltanto luogo d’origine, ma orizzonte culturale, paesaggio interiore e principio generativo della sua ricerca. La terra natale riaffiora nei colori, nella materia pittorica, nella forza dei corpi e nella presenza concreta delle cose. È una Sicilia lontana da ogni rappresentazione puramente folkloristica: aspra, vitale, attraversata da tensioni storiche e sociali.
Roma, dove l’artista si stabilisce nel 1937 e rimane fino alla morte, diventa invece il luogo dell’incontro con il dibattito intellettuale, con la politica e con le trasformazioni della società italiana. La sua vicenda artistica si sviluppa così lungo una traiettoria che unisce la dimensione mediterranea a una visione più ampia della modernità.
Ezio Pagano, gallerista, amico dell’artista e curatore del progetto scientifico Renato Guttuso: 12 tappe tra arte, vita e storia, ha definito questo percorso una «lunga traversata» tra la Sicilia e la Roma dell’impegno politico e intellettuale. Una definizione che restituisce efficacemente la complessità di una personalità artistica nella quale le radici non rappresentano un limite, ma il punto di partenza per comprendere il mondo.
La mostra romana ripercorre questa esperienza attraverso opere provenienti in larga parte da collezioni private, tra cui quelle di Giuseppe Iannaccone, Lino Mezzacane e Leonardo La Rocca, e da istituzioni pubbliche come il MART di Trento e Rovereto, la Fondazione Sicilia e la Banca d’Italia. Ne emerge un itinerario che non si limita a ricostruire le tappe di una carriera, ma mette in relazione temi, linguaggi e momenti diversi di una ricerca sempre legata alla realtà.
Cinque percorsi per leggere un universo pittorico
L’allestimento si articola in cinque sezioni tematiche — Volti; Sicilia; Natura viva, nature morte; Artista e società; Il femminile — che individuano alcuni dei nuclei fondamentali della poetica guttusiana.
Il percorso suggerisce una lettura trasversale dell’opera, nella quale la dimensione autobiografica si intreccia con interrogativi universali: il rapporto con la memoria, il trascorrere del tempo, la morte, la natura, la rappresentazione del corpo e il ruolo dell’artista nella società. Come sottolinea la curatrice Marina Giordano, sono temi che attraversano l’intera produzione di Guttuso e conservano una sorprendente attualità.
«La mostra sintetizza lo spirito più profondo di Renato Guttuso», ha dichiarato Giordano, evidenziando la capacità del pittore di passare dall’esperienza personale ai grandi temi dell’esistenza e di mettere in dialogo la natura siciliana, i paesaggi di Varese e la realtà urbana di Roma. È proprio questa continuità tra biografia e storia a rendere il suo linguaggio riconoscibile, senza esaurirne la complessità.
Nella sezione Volti, il ritratto diventa uno strumento di indagine psicologica e di interpretazione della realtà. Accanto agli autoritratti e all’immagine della moglie Mimise compaiono il dirigente comunista Mario Alicata e altre figure legate alla vita personale e intellettuale dell’artista. Il Ritratto postumo di Kafka, ricostruito a partire da fotografie d’epoca, e l’acquaforte Il sorriso dell’ignoto marinaio, omaggio al celebre dipinto di Antonello da Messina e al romanzo storico di Vincenzo Consolo, testimoniano inoltre il dialogo di Guttuso con la letteratura e la tradizione figurativa italiana.
Il riferimento ad Antonello non è casuale. Il confronto con i maestri del passato costituisce uno degli elementi attraverso cui Guttuso rielabora la storia dell’arte, senza rinunciare alla propria sensibilità moderna. La sua pittura si confronta, in modi differenti, con Caravaggio, Ingres, van Gogh, Picasso e Grosz: un patrimonio di immagini e linguaggi che viene assimilato e trasformato in una visione personale.
La Sicilia come memoria viva
È nella sezione Sicilia che il titolo della mostra trova una delle sue espressioni più immediate. Qui la terra d’origine si rivela come una presenza concreta, fatta di colori intensi, paesaggi, tradizioni e contraddizioni.
Tra le opere presentate spicca lo Studio per La Vucciria del 1974, preparatorio del celebre dipinto dedicato allo storico mercato palermitano. La vitalità del mercato, la densità delle merci e la fisicità delle figure restituiscono un mondo nel quale la materia quotidiana acquista una forza quasi monumentale. Guttuso non osserva la realtà da una posizione distante: la attraversa, ne assorbe i ritmi e ne traduce l’energia in pittura.
Accanto a questo lavoro, la monumentale Eruzione dell’Etna richiama la potenza primordiale del paesaggio siciliano. La natura, nell’universo dell’artista, non è uno sfondo decorativo, ma una forza autonoma, capace di imporsi sull’uomo e di rivelare la fragilità degli equilibri tra individuo e ambiente.
La Sicilia di Guttuso è dunque una geografia dell’identità, ma anche una lente attraverso cui leggere una condizione più ampia. Nella sua pittura il locale non si chiude in se stesso: diventa esperienza condivisibile, memoria collettiva, immagine di un Mediterraneo in cui storia, lavoro e vita quotidiana si incontrano.
La natura oltre la rappresentazione
La sezione Natura viva, nature morte amplia lo sguardo verso un ambito in cui gli oggetti, i frutti e i paesaggi assumono una presenza essenziale. Da Natura morta con garofani e frutta, tra le prime prove del genere nella produzione dell’artista, a Pannocchia di granturco, La finestra blu e Fichi d’India, la rappresentazione del reale diventa occasione per interrogare la materia, il colore e la relazione tra le cose.
Accanto alle nature morte trovano spazio i paesaggi di Tivoli e Varese, testimonianza di una sensibilità capace di confrontarsi con territori differenti senza perdere coerenza. La litografia a colori I girasoli, omaggio a van Gogh, rende esplicito il dialogo con una tradizione pittorica che ha fatto del colore uno strumento di espressione emotiva.
Anche in questi lavori, apparentemente lontani dalla dimensione politica che caratterizza una parte importante della sua produzione, Guttuso conferma il proprio interesse per la concretezza del mondo. La natura non è idealizzata: è presenza, materia, esperienza sensibile. E proprio nella capacità di restituire dignità pittorica alle cose ordinarie si riconosce una delle qualità più persistenti della sua ricerca.
Quando la pittura diventa testimonianza civile
Il rapporto tra arte e società costituisce uno dei nuclei più significativi dell’antologica. Nella sezione Artista e società, la pittura si misura apertamente con il lavoro, le disuguaglianze, le lotte contadine e le ferite della storia.
Il monumentale dipinto Pesca del pesce spada e il crudo Massacro degli agnelli mostrano come la rappresentazione del lavoro e della violenza possa trasformarsi in una riflessione sulla condizione umana. Con Marcia di contadini nel feudo, Guttuso affronta invece le lotte per la riforma agraria, dando forma a una stagione di conflitti che ha segnato profondamente la storia sociale del Mezzogiorno.
È tuttavia La notte di Gibellina del 1970 a introdurre una delle testimonianze più significative della mostra. L’opera richiama il terremoto del Belìce del gennaio 1968 e la mobilitazione solidale che coinvolse cittadini e intellettuali in favore delle popolazioni colpite. Il dipinto, proveniente da una collezione privata, restituisce all’arte una funzione che va oltre la rappresentazione: conservare la memoria di una tragedia e rendere visibile una comunità nel momento della perdita.
La presenza dell’opera assume inoltre un significato particolare nell’anno in cui Gibellina è Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026. Il riferimento al passato si lega così al presente, ricordando come la cultura possa diventare uno strumento di ricostruzione simbolica e di consapevolezza civile.
Completa la sezione l’acquaforte Omaggio a Picasso – Colombe, nella quale il dialogo con il grande maestro spagnolo richiama il ruolo dell’arte come linguaggio capace di oltrepassare i confini nazionali e di confrontarsi con i drammi della storia.
Per Guttuso, l’impegno civile non è un elemento sovrapposto alla pittura, né una semplice dichiarazione ideologica. È una modalità di guardare il mondo, di scegliere ciò che merita di essere rappresentato e di assumersi la responsabilità delle immagini. La sua modernità risiede anche in questa consapevolezza: la pittura può testimoniare, denunciare, interrogare e contribuire alla costruzione di una memoria condivisa.
Il femminile, tra intimità e tensione espressiva
L’ultima sezione, Il femminile, affronta la rappresentazione della donna attraverso registri differenti, dall’intensità drammatica alla sensualità. In opere come Donna che grida e Ragazza bionda su poltrona nera, il corpo femminile si sottrae a una lettura univoca e diventa luogo di tensioni, desiderio, inquietudine e presenza.
Anche qui emerge la complessità di un artista che non riduce la figura umana a un semplice motivo compositivo. Il corpo è materia pittorica, ma anche veicolo di emozioni e relazioni; la posa, il gesto e il colore contribuiscono a costruire un’immagine nella quale la dimensione privata si apre a interrogativi più ampi sulla condizione umana.
È un ulteriore aspetto della ricerca guttusiana che la mostra restituisce attraverso il confronto tra opere e periodi diversi, lasciando emergere continuità e trasformazioni.
Un’eredità che continua a interrogare il presente
La mostra Renato Guttuso. Anima mediterranea si presenta, in definitiva, come un’occasione per rileggere un protagonista del Novecento italiano oltre le definizioni più immediate. Il pittore siciliano è stato spesso identificato con la sua militanza politica o con la forza narrativa delle sue rappresentazioni della realtà. Il percorso romano invita invece a ricomporre le diverse dimensioni della sua opera: il radicamento territoriale, il dialogo con la tradizione, la ricerca sul colore, l’attenzione per la vita quotidiana e la volontà di partecipare al proprio tempo.
La genesi dell’esposizione porta anche la firma intellettuale di Vittorio Sgarbi, che ha contribuito al progetto e al reperimento di opere da collezioni pubbliche e private, tra cui la poco conosciuta La notte di Gibellina. In una nota diffusa dal suo ufficio stampa, è stato sottolineato il valore di questo lavoro preparatorio e l’auspicio che il curatore possa visitare la mostra, alla quale ha dato un contributo fondamentale.
A circa quattro decenni dalla scomparsa dell’artista — ricorrenza che cadrà nel gennaio 2027 — la sua pittura conserva una capacità particolare di mettere in relazione il destino individuale e quello collettivo. Nelle sue tele, la Sicilia diventa memoria e visione, Roma si fa luogo di confronto politico e intellettuale, la natura rivela la propria energia, mentre il lavoro e il conflitto sociale acquistano una presenza che non si lascia confinare nel passato.
È forse proprio qui che risiede il significato più profondo dell’“anima mediterranea” evocata dal titolo: non in un’identità immobile, ma in una cultura aperta, attraversata da incontri e contraddizioni, capace di trasformare le proprie radici in uno strumento di conoscenza universale.
La mostra romana offre così al pubblico l’opportunità di ritrovare un artista che ha fatto della pittura un modo per abitare la storia. E di riconoscere, attraverso le sue immagini, quanto l’arte possa ancora contribuire a comprendere il presente.
INFORMAZIONI PER LA VISITA: Renato Guttuso. Anima mediterranea
- Sede: Museo Storico della Fanteria, Roma
- Apertura al pubblico: sabato 17 ottobre 2026
- Curatori: Vittorio Sgarbi e Marina Giordano
- Opere in mostra: circa 60, tra dipinti, disegni, acquerelli e incisioni
- Orari: dal lunedì al venerdì, 9.30–19.30; sabato, domenica e festivi fino alle 20.30
- Biglietti: intero 13 euro nei giorni feriali; 15 euro nei fine settimana e nei festivi
- Sito ufficiale: www.navigaremostre.com










