Dal 28 febbraio e dal 7 marzo il Museo della Fanteria ospita due grandi esposizioni dedicate a Henri Matisse e Caravaggio. Un confronto tra epoche e linguaggi diversi, uniti da una comune tensione innovativa e ribelle.
Roma si prepara ad accogliere due importanti appuntamenti espositivi dedicati a due giganti della storia dell’arte: Henri Matisse e Michelangelo Merisi, detto Caravaggio. Le mostre, presentate ufficialmente il 25 febbraio presso il Museo della Fanteria e dell’Esercito italiano, offrono al pubblico un’occasione unica per esplorare due percorsi artistici lontani nel tempo ma sorprendentemente affini nello spirito.
A sottolineare il legame tra i due artisti è stato Alberto Bertuzzi, storico dell’arte e curatore della mostra “Caravaggio e i Maestri della luce”, insieme al professor Francesco Gallo Mazzeo. “Un paragone possibile tra Matisse e Caravaggio possiamo trovarlo nella loro maniera espressiva – ha spiegato Bertuzzi –. Matisse, fondatore dei Fauves, è simbolo di ribellione artistica, così come Caravaggio lo fu contro classicismo e manierismo, aprendo la strada a una pittura nuova, capace di rendere reale anche l’immaginario”.
Ad aprire il calendario sarà, il 28 febbraio, la mostra “L’ultimo Matisse – Morfologie di carta”. L’esposizione raccoglie 114 opere e si concentra sull’ultima fase della produzione del maestro francese, articolandosi in quattro sezioni. Un periodo segnato da una straordinaria rinascita creativa, come evidenziato dalla curatrice Vittoria Mainoldi, che ha descritto questa fase come “una nuova giovinezza artistica”.
Costretto su una sedia a rotelle a causa della malattia, Matisse reinventò il proprio linguaggio attraverso la tecnica dei papier découpé: fogli dipinti a guazzo ritagliati e ricomposti in forme vibranti e innovative. Un percorso che trova il suo apice in “Jazz”, considerato uno dei libri d’artista più celebri del Novecento, presente in mostra nella sua serie completa.
Il 7 marzo sarà invece la volta di “Caravaggio e i Maestri della luce”, un percorso espositivo che, attraverso 23 opere suddivise in sei sezioni tematiche, indaga il fenomeno del caravaggismo e l’influenza esercitata dal maestro lombardo su un’intera generazione di artisti.
“La luce è il cuore della pittura di Caravaggio – ha dichiarato Bertuzzi –. Non solo un elemento tecnico, ma il fulcro della sua poetica, capace di esprimere anche una religiosità profonda e sorprendente, soprattutto se rapportata alla sua vita turbolenta”. Un artista solitario, privo di una vera bottega, ma capace di generare una vasta cerchia di seguaci e imitatori, i cosiddetti caravaggeschi, protagonisti della mostra.
Secondo Francesco Gallo Mazzeo, il caravaggismo rappresenta “l’incipit della modernità”: un linguaggio che supera la semplice rappresentazione del visibile per approdare a una “presentazione” più intensa e concettuale della realtà. L’uso innovativo della luce, spesso moltiplicata e innaturale, segna infatti una rottura radicale con la tradizione.
Le due esposizioni, pur nella loro autonomia, dialogano idealmente tra loro, mettendo in evidenza come la spinta alla sperimentazione e alla rottura delle convenzioni sia un tratto comune ai grandi innovatori dell’arte. Un’occasione per il pubblico di riscoprire, attraverso epoche e linguaggi diversi, la forza sempre attuale della creatività.













